visitnapoli

Questo spazio nasce con l'intento di far conoscere la nostra città nel miglior modo possibile.

This space was created with the intent to promote our city as best as possible.


contact : visitnapoli@gmail.com

domenica 27 giugno 2010

La clima artistica a Napoli



APPUNTI PER UNA CARTOGRAFIA DELL’ARTE A NAPOLI

Il presente dell’arte a Napoli è quanto mai inquieto. Una serie di stimoli e fermenti all’incrocio tra dinamiche territoriali e contesto internazionale percorrono la città e ne ribadiscono la vocazione di capitale europea e mediterranea. L’apertura delle “Stazioni dell’Arte” della Metropolitana, segno di una nuova monumentalità nella committenza pubblica, ha felicemente trasformato questi “non-luoghi” in un singolare museo en-plein-air che si dilegua nella freneticità e nelle contraddizioni della vita. Le molteplici iniziative promosse negli ultimi anni dalla Regione Campania hanno permesso la realizzazione di un programma composito, promuovendo al Museo di Capodimonte, nei suggestivi spazi di Castel Sant’Elmo e al Museo Archeologico, una serie di eventi di grande rilievo che hanno donato maggiore visibilità alla causa del contemporaneo. Nel giro di pochi anni i “luoghi dell’arte” si sono moltiplicati e diversificati all’insegna di un tale pluralismo da far parlare da più parti di un vero e proprio “Rinascimento napoletano” che contrasta singolarmente con la visione della città violenta e degradata frequentemente proposta dai grandi media. La recente apertura di due strutture esclusivamente dedicate alle ragioni del nuovo: il Pan e il Madre, rappresenta il coronamento di una serie di sforzi promossi dalla Regione Campania e dall’amministrazione comunale volti alla promozione e valorizzazione dell’arte contemporanea.
Il Pan, acronimo per “Palazzo delle Arti-Napoli”, ubicato nel settecentesco Palazzo Roccella, è una struttura essenzialmente incentrata su un discorso agile e trasversale, capace di intercettare esperienze, movimenti di idee e saperi diversi. Promosso e sostenuto dall’amministrazione comunale con la prospettiva di trasformarsi (si spera) in tempi brevi in Fondazione, il Pan nasce come struttura pubblica permanente, esemplato sul modello della “kunsthalle”, con una programmazione articolata in un palinsesto per le arti contemporanee aperto a diverse forme di fruizione e differenti linguaggi: pittura, scultura, cinema, architettura, videoarte. Il centro di documentazione, diretto da Marina Vergiani, gestisce la costituenda biblioteca e ha il compito di fornire materiali di approfondimento sulle attività culturali della struttura, tra le iniziative più importanti, l’organizzazione lo scorso anno del primo “International Forum on Documentation and Contemporary Languages”, un progetto triennale nato come momento di riflessione sulle condizioni della produzione e del consumo di arte, rispetto all’evoluzione dei concetti di museo, documentazione e fruizione. La direzione artistica, affidata dapprima a Lóránd Hegyi, attuale direttore del MAM di Saint Etienne e da un anno a Julia Draganovic, già direttrice del Chelsea Museum di New York, ha portato avanti dall’apertura della struttura ad oggi, una programmazione incentrata su mostre tematiche che fungono da catalizzatore di dibattito, un excursus iniziato con la mostra inaugurale, The Giving Person e continuato col “Neue Kurs” di Eroi! Come noi? fino all’ultima mostra ancora in corso, Dangerous Beauty.
Il MADRE - Museo d'Arte Donna REgina si innesta nel cuore pulsante del centro storico, nel popoloso quartiere San Lorenzo, a pochi metri dal Duomo e non distante dal Museo Archeologico. Lo storico edificio ottocentesco di via Settembrini è stato mirabilmente restituito a nuova vita dal progetto di Alvaro Siza. Il nuovo museo regionale d’arte contemporanea vanta una struttura di circa 8000 metri quadri articolata su quattro livelli espositivi riadattati in ossequio ai più attuali concetti museografici di allestimento e fruizione degli spazi. Diretta da Eduardo Cicelyn e con Mario Codognato come capo-curatore, il Madre si avvale del contributo del comitato scientifico della Fondazione del Museo (composto da Achille Bonito Oliva, Rudi Fuchs e Vicente Todoli). La struttura ha inaugurato la propria attività in tempi record: ad appena un anno e mezzo dall’inizio dei lavori, nel giugno2005, undici sale hanno accolto una serie di installazioni site-specific di artisti che in varia misura sono stati già protagonisti di eventi a Napoli nel corso degli ultimi anni. E’ stata poi la volta dell’“atto secondo”, ovvero la presentazione della collezione del museo allestita al secondo piano del palazzo, basata essenzialmente sulle opere date in comodato da diverse collezioni nazionali (senza dimenticare una serie di prestigiosi contributi napoletani) ed internazionali, per un totale di circa cento opere che completano la sezione dedicata all'esposizione delle opere permanenti; un percorso attraverso cortocircuiti e passaggi fondamentali che rintraccia i turbamenti dell’arte dal secondo dopoguerra fino agli novanta, in una dialettica costante, non priva di scarti e fratture, tra le diverse poetiche e le differenti aree geografiche. Il terzo piano ha poi accolto la sezione dedicata alle mostre temporanee, per lo più retrospettive di artisti già storicizzati, da quella inaugurale su Kounellis a quella recentemente inaugurata su Fabro. Ultima arrivata in ordine di tempo, la Project-Room affidata alle cure di Gigiotto Del Vecchio e Stefania Palumbo, che ha aperto i battenti lo scorso 4 ottobre col primo progetto interamente prodotto dal museo, il lungometraggio Manuale per i viaggiatori di Marinella Senatore.
Le due neonate istituzioni completano ed arricchiscono la già complessa rete museale napoletana che si presenta come un sistema integrato che unisce all’Archeologia (Museo Nazionale) e all’arte moderna (Museo di Capodimonte) finalmente anche il contemporaneo, colmando quel “vuoto da vertigine” (A.Trimarco) che da più parti si lamentava in merito ad una struttura pubblica esclusivamente preposta alle ragioni del nuovo. Si delineano in questo modo, all’interno dell’esteso e intricato territorio metropolitano, una serie di poli aggregati per sistemi omogenei e comune collocazione topografica; un insieme di strutture che per valore monumentale e prestigio delle sedi occupate è intimamente legato alla realtà storica della città ed alla sua tradizione di grande centro di produzione artistica e culturale. In questo senso anche i neonati Pan e Madre, pur trasgredendo i dettami della moderna museologia - che privilegia per le ragioni del nuovo strutture moderne perché aperte e flessibili - si collegano al sistema dei castelli, delle residenze reali, dei complessi conventuali, dei palazzi e delle ville patrizie, da sempre contenitori privilegiati delle istituzioni museali della città.
Dal Pan e dal Madre si irradiano due veri e propri “fuochi” all’interno della città, a partire dai quali si può delineare una cartografia dell’arte a Napoli. Nel quartiere di Chiaia, già sede “storica” de Il Centro, di Lucio Amelio, di Lia Rumma, di Peppe Morra, dello Studio Trisorio e successivamente di Mimmo Scognamiglio, si sono affacciate nuove gallerie e nuove esperienze, mentre altre realtà già consolidate vi sono confluite quasi per una irresistibile forza d’attrazione.
É il caso di Alfonso Artiaco, che inizia la sua sfida a metà degli anni ottanta nella natia Pozzuoli e nel 2002 trasferisce la galleria in un luogo carico di suggestioni per la Napoli dell’arte: Palazzo Partanna, nello spazio che già aveva vissuto l’epopea di Lucio Amelio. Analogamente Umberto Di Marino muove i primi passi in una zona di frontiera situata alla periferia nord della città, Giugliano, dove per più di dieci anni porta avanti un’opera coraggiosa e solitaria. Nel maggio del 2005 Di Marino avverte l’esigenza di avvicinarsi al centro e decide di aprire un nuovo spazio a pochi passi da piazza dei Martiri, in via Alabardieri; ultimissimo Franco Riccardo, che dalla sede storica prospiciente il Museo ha inaugurato a inizio ottobre il nuovo spazio di via Chiatamone. La stessa tendenza centripeta coinvolge anche le gallerie giovani, accomunate dalla volontà di presentare le ultime tendenze dell’arte d’oggi e da un’attenzione sempre crescente per il lavoro dei giovani artisti che operano sul territorio. T293 di Paola Guadagnino e Marco Altavilla nasce nel cuore pulsante del centro storico, la Napoli dei vicoli, al 293 di via Tribunali, dove sin dal 2001 porta avanti una coerente programmazione di ricerca, diventando ben presto un punto di riferimento per giovani artisti italiani e stranieri, per poi aprire un secondo spazio a Piazza Amendola, a poca distanza dal Pan. 404 Arte Contemporanea di Francesco Annarumma nasce nel 2002 in via Ferrara, vicino la stazione centrale, dove coniuga ad una costante attenzione per i giovani artisti napoletani un’interessante apertura verso i nuovi fermenti internazionali, prestando una particolare attenzione agli esiti della pittura contemporanea. Una linea rimasta immutata con l’inaugurazione del nuovo spazio in via S.Brigida nel 2004, preludio all’imminente apertura a Milano, il prossimo novembre, secondo un “modus operandi” già sperimentato dall’apripista Lia Rumma e lo scorso anno da Mimmo Scognamiglio. L’interesse mostrato da un pubblico sempre più vasto e da un collezionismo diventato progressivamente più sensibile ha favorito negli ultimi anni l’apertura di nuovi spazi che arricchiscono il magmatico sistema dell’arte partenopeo.
Nel dicembre del 2003 nasce la Changing Role di Guido Cabib, già anima con Massimo Lauro, alla metà degli anni novanta, della Th.E. Le scelte dello spazio di via Chiatamone uniscono ad un interesse per quei percorsi dell’arte che si intersecano con esperienze provenienti dalla musica e dalla moda una grande apertura alla creatività giovane, una “mission” che continua anche con la sede aperta lo scorso settembre a Roma. Nel giugno del 2004 è il turno della Galleria Fonti e di Blindarte contemporanea. La galleria di Giangi Fonti si caratterizza da subito per un’audace sperimentalismo, e per una serie di scelte orientate verso artisti giovani ma già ben inseriti nel panorama internazionale. Blindarte contemporanea apre invece in una zona eccentrica: via Caio Duilio a Fuorigrotta, un quartiere nuovo agli insediamenti artistici. La programmazione dello spazio diretto da Memmo Grilli si orienta in una dialettica di confronto tra energie autoctone e internazionali. Nello stesso anno inizia la sua attività la NOTgallery, in piazza Trieste e Trento. Uno spazio altro, come si evince dal nome, diretto da Marco Izzolino e Manuela Esposito, che associa all’attività espositiva il “Laboratorio per la Diffusione Materiale della Ricerca Artistica” ed un centro di servizi e didattica per l'arte. Spostandosi sull’asse del centro storico, nella direttrice del Madre, la Fondazione Morra dallo splendido Palazzo sanfeliciano dello Spagnuolo, nel cuore del quartiere dei Vergini, propone un’offerta culturale diversificata: dall’attività espositiva ed editoriale alla promozione di rassegne di musica elettronica e di film underground. Dall’altro lato, poco distante dal Madre, si colloca la Fondazione di Maurizio Morra Greco, il cui progetto di partnership col Madre potrebbe collocarla in una proficua dialettica tra pubblico e privato configurandola, una volta restaurata la sede, lo storico palazzo del principe Caracciolo d’Avellino, come uno spazio polifunzionale integrato di esposizione e produzione di opere, già in parte attivo coi programmi di residenza per artisti e per i progetti site-specific, il primo l’anno scorso con Gregor Schneider e l’ultimo recentemente inaugurato con Eric Wesley. A Piazza Bellini invece opera dal maggio 2005 la galleria Overfoto di Donatella Saccani che frequenta essenzialmente i territori del video e della fotografia, come anche la neonata PrimoPiano Napoli, una home gallery dedicata alla fotografia artistica e al design, nella vicina via Foria. Poco più avanti, in Corso Amedeo di Savoia, ha aperto nel dicembre del 2004 la nuova sede di Raucci e Santamaria che hanno abbandonato dopo 12 anni lo spazio di Piazza S.Maria La Nova.
Al di fuori di questi due fuochi, ma comunque degne di nota, rimangono le esperienze del Contemporary Art Museum di Casoria, e del Bad-Museum. Il primo, aperto nel 2005, si configura come una sorta di “città ideale dell’arte”, come ama ripetere il suo direttore artistico, Antonio Manfredi, riuscito nella non facile impresa di coniugare in provincia, cultura, imprenditorialità e progettualità. Analogamente la BAD-Bunker Art Division di Peppe “Bunker” Buonanno è attiva dal 2001, alla quale si è affiancato più recentemente uno spazio-laboratorio, il BAD museum, nato dal recupero di un ex laboratorio artigianale, uno spazio espositivo ma soprattutto un'area dedicata ad attività culturali e laboratoriali dal taglio sperimentale, fucina di esperienze e produzione di opere a Casandrino. Entrambe iniziative interessanti, poiché operano, in maniera coraggiosa e quanto mai solitaria, in una zona della città eccentrica cioè “periferica”, purtroppo ancora considerata spesso un’entità autonoma dalla città che appare spesso magmatica, ingestibile e tanto gravida di contraddizioni.
Queste le tracce di un discorso intricato e in parte ancora in nuce sulle esperienze legate alla complessità del contemporaneo a Napoli. L’auspicio è che in una sinergia tra soggetti diversi si venga a creare una proficua commistione di pubblico e privato che ha già dato vita in anni meno recenti alla produzione di eventi significativi, e penso ad esempio all’attività svolta dagli “Incontri Internazionali d’arte” di Graziella Buontempo Lonardi. Oggi in una situazione completamente mutata e con una serie di equilibri da riassestare, la sfida più grande consiste nell’assicurare continuità ad un progetto di lunga durata che contribuisca alla crescita culturale ed economica di un territorio tradizionalmente difficile e ancora pieno di ferite, per riallacciare i fili di un discorso complessivo che ruota su diversi piani e all’incrocio tra diversi linguaggi, nel tentativo di favorire un dialogo aperto e privo di condizionamenti tra la realtà napoletana, mai come ora viva e ribollente, e i grandi circuiti internazionali, offrendo le giuste possibilità a quanti investono energie e competenze nel non-facile sistema dell’arte a Napoli.

Eugenio Viola, Appunti per una cartografie dell’arte a Napoli, in: Segno, 2007

Nessun commento:

Posta un commento